Sbuccia lentamente e osserva

 La banana divenuta icona: la storia della copertina disegnata da Andy Wharol per i Velvet Underground.

di Andy McFly   –   La fine degli anni Sessanta è contraddistinta da due ben precise correnti culturali cardini della contemporaneità artistica e musicale ancora oggi: Nella West Coast la “Summer of love” dispensa amore incondizionato rigorosamente sotto uso di LSD, mentre nella East Coast (in particolare a New York) troviamo la cultura della paranoia, nichilismo ed emarginazione “coadiuvata” dall’uso di eroina.

E’ in questo contesto storico che nascono i crescono i Velvet Underground, band formata da Lou Reed, John Cale, Sterling Morrison, Moureen Trucker (prima donna batterista dell’epopea rock) che faranno la rivoluzione in ambito musicale, ma anche artistico, perchè per loro fu coniata l’espressione “Art Rock” ossia il suono come arte e non come suono prettamente musicale tale da essere chiamato semplicemente canzone.

Il nome Velvet Underground viene suggerito da Tony Conrad, artista d’avanguardia che sottopone alla band un libro-indagine scritto nel ’63 da Micheal Leigh che tratta il sadomasochismo e che in copertina presenta una frusta e stivali in pelle nera, temi molto cari ai Velvet, che scriveranno “Venus in Furs” ispirandosi al romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, lo scrittore da cui deriva il termine “masochismo”.

[quote]“Soltanto cento persone acquistarono il disco dei Velvet Underground, ma ciascuna di quei cento oggi o è un critico musicale o è un musicista rock.”  Brian Eno[/quote]

Lo storia è nota, così come l’adagio lusinghiero di Eno. Ma arriviamo al binomio Warhol-Underground: ogni giovedì sera i Velvet si esibivano al Cafè Bizzarre del Greenwich Village di NYC ed è durante uno dei loro concerti del 1965, che Warhol (ormai già apprezzato artisticamente, considerato guru e genio della pop americana) lì nota e spinto da Gerard Malaga, decide di diventare loro produttore e promotore. La sponsorizzazione e produzione di un gruppo rock rientra perfettamente nei piani di Warhol, inquieto sperimentatore visivo e non, il suo intento è quello di trasformare l’arte in stile di vita, di creare un circuito di scrittori, musicisti e pittori che condividano esperienze e esplorino linguaggi nuovi e soprattutto estremi. È certamente senza dubbio la versatilità di Warhol, la sua straripante eccentricità artistica e astuzia comunicativa.

Sembra non curarsi molto di quello che la gente pensa di lui, crea in continuazione e lo fa dando particolare interesse a temi come l’identità, la maschera, le icone del mondo contemporaneo (i suoi ritratti più celebri sono di vere icone come Marylin Monroe ed Elvis, persone tormentate ma dal grande carisma e che per questo, indossavano una maschera per rivolgersi al pubblico calandosi nei propri personaggi.)

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Il disco della banana è culto. Si può non aver mai ascoltato il disco ma chiunque ha visto almeno una volta nella vita questa cover. “The Velvet Underground & Nico” viene registrato in soli due giorni nella primavera del ’66 ed esce nel marzo nel ’67 distribuito dalla Columbia Records che poi lo cederà alla Verve per scarsità di vendite.

[quote]Leggenda vuole che Warhol avrebbe voluto una banana da sbucciare impregnata di LSD.[/quote]

La copertina (ventinovesima di Warhol) presenta una banana gialla su sfondo bianco con solo la firma dell’artista in basso a destra, solo nella seconda edizione compare il nome dei Velvet in alto a sinistra. Nella prima tiratura dell’album la banana serigrafata in alto a destra c’è scritto: “peel slowly and see”, ovvero, “sbuccia lentamente e osserva”: la buccia della banana è infatti adesiva e sbucciandola si rivela l’interno di una banana completamente rosa, chiaro simbolo fallico.

Per le successive tirature, la banana verrà solo stampata in giallo senza alcun adesivo per via dello scandalo che creò e questa non fu l’unica sventura del disco perchè fu ritirato dalla produzioni almeno 2 volte per ostacoli di vario genere che vanno da problemi legali con personaggi della Factory che non autorizzarono l’uso della propria immagine per il booklet, a problemi di alto costo di lavorazione della copertina stessa. Ad ogni modo, la Storia, ormai, era scritta.

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