Star Wars VII – Il risveglio della Forza?

La grande attesa è terminata ma la nuova astronave targata Disney non decolla…

di Isabella Parodi – Sono passati dieci anni dall’ultima volta che vidi un episodio di Star Wars al cinema. Allora ero una preadolescente che impazziva per il pessimo Hayden Christensen e si fomentava perché avrebbe tanto voluto essere un jedi (o un sith, fa lo stesso). Faccio parte di quella generazione che è cresciuta con l’odiata trilogia nuova e ha poi amato alla follia quella vecchia, sviluppando uno spirito critico anche grazie alle differenze tra le due. E sono una di quegli Star Wars addict che non avrebbe mai sperato di assistere in vita sua a una nuova reliese della saga. Non è facile quindi, oggi, parlare di questo nuovo film, del risveglio della forza… O presunto tale.

Il nuovo pargolo di J. J. Abrams grida fortissimo. E’ un film ricco, solido, di qualità. E’ un nuovo episodio che sfoggia tutti i muscoli delle nuove tecnologie digitali anche in maniera più esibita di quanto facesse la trilogia nuova. E’ un bambino che non inizia gattonando ma correndo. E non bisogna nemmeno scordarsi che Star Wars VII ha due genitori, e l’altro è Topolino.
Ci sono tante cose che questo episodio “è”, ma quello che ahinoi dovrebbe dirci poco e invece dice tantissimo, è proprio ciò che “non è”. Non è figlio di George Lucas. Chiariamoci, nessuno rimpiange il Lucas regista, quello che dall’episodio I non è stato più in grado di dare un ritmo e una coerenza alla trama e di dirigere gli attori. Eppure nel giudicare tanto Lucas per qualche scivolone nella nuova trilogia, ci siamo scordati che il suo merito principale è sempre stato il controllo creativo dell’universo Star Wars. Perché è lui che l’ha creato. Questo è molto importante, e ce ne rendiamo conto solo adesso.
Star Wars VII manca di quel respiro epico-cavalleresco che pure tra i mille difetti della saga (facilonerie, leggerezze e banalità assortite) regnava su tutto e faceva battere il cuore del fan. Non c’è più quel momento di respiro e di contemplazione dello straordinario, quella pausa di riflessione tra un’azione e l’altra che ci faceva sentire a casa più nella cabina di pilotaggio del Millennium Falcon che sul divano del salotto. Perchè Mark Hamill sarà anche stato un attore mediocre, ma quando usciva su Tatooine a guardare i due soli al tramonto e John Williams alzava i volumi… Mamma mia.

E’ chiaro che anche i nuovi protagonisti Rey e Finn funzionano. Hanno la loro missione, le loro paure e i loro sogni, ma non sono insieme a noi. Sono adeguati, ma non simpatici. In poche parole non sono eroi, ma semplici protagonisti.
La presenza del vecchio cast non a caso è di consolazione e lo scambio di sguardi silenziosi tra Han Solo e Leia che si rincontrano dopo tanto tempo vale più di mille parole. A dimostrazione del fatto che erano icone non perché avevano quella faccia (che il tempo oggi ha portato via). La sensazione è che il passaggio dai vecchi eroi a quelli nuovi non sia avvenuto e quindi ho goduto più nel vedere le rughe del trio originale e i versi di Chewbacca, piuttosto che i bei faccini dei personaggi nuovi. In effetti sugli umani spiccano i personaggi inanimati: il nuovo robottino BB-8, una pallina metallica pucciosa e simpatica (chiaramente erede del caro Wall-e) è una delle cose più tenere viste sugli schermi negli ultimi anni. In questo la Disney ci azzecca sempre.

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BB-8

La verità è che Il risveglio della forza porta con sé gioie e dolori di ciò che è stato fatto prima: la struttura della trilogia originale e i tecnicismi di quella nuova. A non funzionare è altro. E’ vero che si pone in coerente continuità (scenografie, costumi, tono) con la trilogia originale omaggiandola anche qua e là con un certo gusto, ma per quanto l’apparato tecnico visivo sia all’avanguardia (certe soggettive delle astronavi mozzano il fiato), ciò che offre il film manca di una certa fantasia: sia dal punto di vista del “fantasy” (i mondi straordinari di Lucas e l’accozzaglia di creature aliene scarseggiano), che da quello ben più importante della creatività. Perché la seconda parte plagia senza vergogna l’episodio IV (per altro in modo impreciso e sbrigativo) rivelando un’inaccettabile mancanza d’idee. Soprattutto se si considera che Una nuova speranza è un film del 1977 e che Il risveglio della forza è soltanto il primo della trilogia Disney.

Ciò che è davvero inammissibile, è l’assoluta banalizzazione del concetto di “forza”.
La forza non è qualcosa di fluttuante nell’aria che può essere evocato da chicchessia e risolve la situazione; non sono poteri magici; non basta una predestinazione. Servono rinunce, pazienza, dedizione e soprattutto TEMPO. La spada laser è un’arma verso cui imperava un timore reverenziale (una volta) e che in pochi osavano toccare. Non può e non deve finire nelle mani del primo che capita. Il lato oscuro non esiste come mero oppositore malvagio che ostacola il bene. E non è di certo un nemico che deve per forza portare una maschera nera priva di significato. Le ipotesi sono due: o questa produzione non aveva mai visto con attenzione i sei film precedenti, oppure (ed è questo il caso) ha deciso deliberatamente di dare un taglio netto sovvertendo le regole del mondo creato da George Lucas.

Ne consegue che l’ottimo prodotto confezionato dalla Disney e dall’ex papà di Lost (non nuovo quindi alle incoerenze…), è uno Star Wars con una facciata in parte simile all’universo della Lucasfilm, ma con delle fondamenta tutte sue, che piaceranno giustamente molto alle nuove generazioni ignare (e abituate ad un certo tipo di racconti eroici), e poco a chi si aspettava un distacco meno doloroso con la vecchia magia. E io faccio parte di quest’ultima categoria.
La fiaccola è stata passata ma, forse, è spenta.

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