Carmen Consoli: l’abitudine di (in)cantare

Il racconto della data torinese della Cantantessa siciliana al Pala Alpitour di Torino. 


_di Lorenzo Giannetti   

“L’abitudine di tornare” è il titolo del disco che accompagna il ritorno di Carmen Consoli in tour dopo ben cinque anni. La poetica della Cantantessa resta sostanzialmente invariata ma dannatamente riconoscibile così come la sua musica: senza cambiare di una virgola ma senza una virgola fuori posto, sempre e comunque con un’eleganza fuori dall’ordinario, quasi d’altri tempi.

C’é l’analisi della psicologia femminile, quasi un’ossessione per questa “Donna con la D maiuscola” (come direbbe lei) che nel frattempo é diventata anche madre. Che siano confuse, felici o mediamente isteriche le donne sono al centro dell’universo narrativo di Carmen Consoli. Lei per prima. Personaggi spesso crudi e controversi – ricordano il cinema di “genere” di Özpetek e Almodóvar, altro che 50 sfumature di grigio…! – descritti con toni ora brutali, ora surreali, con una sferzante ironia e non senza coinvolgimento. Una, nessuna e centomila Carmen.

C’é soprattutto un gusto per il racconto tout court, volendo anche un po’ naïf nel suo feticismo di aggettivi e metafore; con uno spleen tutto mediterraneo e un’attenzione particolare per le pagine di cronaca. Una poetica in bilico tra favola e noir, tra Verga e Camilleri, come quando si prende di mira un’Italietta tutta lustrini e contraddizioni che ha l’abitudine di tornare – purtroppo – sulle sue cattive abitudini.

Dopo una folgorante performance in Piazza Castello agli MTV Days del 2010 impreziosita dal cameo di Patti Smith (chi si ricorda quella cla-mo-ro-sa scaletta ad alto coefficiente Sonic Youth?) e dopo il più intimista tour nei teatri con “Elettra”, Carmen Consoli torna a Torino, in uno dei palazzetti più capienti d’Italia. L’esibizione del Pala Alpitour, in bilico tra lampi elettrificati e ricami acustici, é in effetti un ibrido tra le due esperienze on stage immediatamente precedenti, l’incontro – forse il più riuscito, sicuramente il più maturo – tra le due anime della Consoli: la rocker riflessiva e la cantautrice aggressiva.

Si può dire, a ragione, che “L’abitudine di tornare” sia un disco abbastanza conservatore, probabilmente non imprescindibile nella discografia della Cantantessa, ma non per questo meno affascinante e ispirato. In bilico tra contemporaneità e tradizione, rock barocco e modernariato folk, senza osare troppo Carmen Consoli consolida una formula che – con buona pace dei detrattori – ha il merito di non scopiazzare modi e mode altrui.

Tacchi, tubino in pelle nera e maglioncino blu elettrico: eccola, la Cantantessa sul palco del Pala Alpitour. Chic e maudit, sotto la sua frangia corvina. Coadiuvata da Luciana Luccini al basso e Fiamma Cardani alla batteria (una scoppiettante sezione ritmica, direi più riot girrrl che quote rosa…), l’inseparabile Massimo Roccaforte alla chitarra e Roberto Procaccini ai tasti ad aumentare il coefficiente elettronico di alcuni arrangiamenti – vedi l’incipit con la movimentata Signora del Quinto Piano.

La scaletta della tappa torinese è un piccolo capolavoro per ritmo, intensità, equilibrio tra presente e passato. La resa dal vivo triplica il pathos delle composizioni registrate in studio. 

Siamo di fronte ad una band con tutti i crismi, che supporta in maniera impeccabile quella voce cristallina e fragile: inconfondibile. Carmen non ha perso “il buon senso di mettersi in discussione” (Venere) né quello di provocare (Geisha, eseguita in power trio tutto al femminile). Non ha perso nemmeno l’abitudine di lasciar parlare la musica: “In genere non introduco le mie canzoni, non faccio proclami, anche perché io ‘o parlo o suono’: sono mono-tasking” scherzerà prima di fare una doverosa eccezione sulle note di Esercito Silente citando l’eroe Peppino Impastato e cantando a cuore aperto delle vergogne della sua Sicilia (“riuscirà il buon Dio a perdonare Palermo?”).

Da brividi l’encore in acustico e in solitaria: quasi a bordo palco, mentre dietro di lei si adagia un drappo dai riflessi argentati a mo’ di quinta, la Cantantessa danza sulle Parole di Burro dei suoi brani più intimisti, da Blunotte a L’ultimo bacio.
“Me lo fai fare un giretto negli Anni Ottanta” dice poi all’amico e maestro Luca Madonia – cantante dei mai dimenticati Denovo e ospite d’eccezione di questo tour: entrambi catanesi, duetteranno su “Grida” (proprio dei Denovo, praticamente un tuffo nella New Wave Made in Sicily) e “L’alieno” (portata a Sanremo qualche anno fa dall’ex Denovo, in coppia con Franco Battiato). Un inaspettato amarcord e un omaggio accorato alla “raggiante Catania” della quale questa sera ci viene offerto uno spicchio.

A cavallo tra i 90’s e gli 00’s, con la sua classe e il suo carisma, Carmen Consoli poteva imboccare più strade. Una bambina impertinente alla PJ Harvey? Una chanteuse jazzy alla Norah Jones? Una popstar sofisticata corteggiata dal circuito indie? L’eclettica siciliana le ha imboccate tutte per non prenderne nessuna. Ed é finita per somigliare solo a Carmen Consoli. Fino all’ultimo, fedele a sé stessa. Prendere o lasciare: teniamocela stretta, lei che sa abbracciarci d’ironia e sensualità. Anche perché, a giudicare dal magnifico show torinese, La Cantantessa non sembra per niente stanca. Anzi.

14/04/2015